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Intervista sul futuro del Villaggio Crespi d'Adda

A seguito delle presentazioni delle ricerche condotte insieme alle Università di Bergamo e Milano, il Giornale dell'isola ci ha chiesto di tracciare un bilancio degli esiti delle ricerche e di descrivere un possibile scenario futuro per il Villaggio.
ATTUALITA' - GIUGNO 2008

Quale futuro per Crespi d’Adda?

Il villaggio operaio frazione di Capriate San Gervasio,
“Patrimonio dell’Umanità” dell’Unesco

 

Nel 1995, il villaggio operaio di Crespi d’Adda venne dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Un riconoscimento di grandissimo rilievo culturale e turistico, ma anche una “fonte” di problemi: come conciliare, ad esempio, le doverose esigenze di tutela con le altrettanto legittime esigenze “pratiche” dei suoi abitanti? In altri termini, Crespi d’Adda è destinato a diventare un museo, a uso e consumo dei turisti, o potrà continuare a restare una frazione abitata, come ogni “normale” paese? Domande non facili, che abbiamo girato a Marco Pedroncelli, presidente dell’Associazione Culturale Villaggio Crespi.

“A Crespi si vive bene”
Una recente indagine dell’Università di Bergamo ha evidenziato che solo un abitante su dieci, se avesse la possibilità, se ne andrebbe dal Villaggio Crespi: “Questo dato è interessante – spiega Pedroncelli - e dimostra il forte legame che lega la comunità al villaggio. La soddisfazione della comunità locale verso il vivere a Crespi è soprattutto riconducibile alla pace, alla tranquillità e alla sicurezza del luogo, dimensioni che spesso nei contesti della nostra provincia vengono meno. Nonostante le difficoltà, gli abitanti sono consci di vivere in una cittadina del tutto speciale, che la continua presenza di visitatori anche stranieri conferma”.

Il villaggio resterà “vivo”
“Una delle frasi che spesso sento pronunciare a Crespi – prosegue Pedroncelli – è “Tanti funerali e poche nascite”. Una battuta che, in effetti, fotografa la situazione attuale, dove oltre il 60 per cento dei circa 500 abitanti del villaggio ha più di 50 anni. Tuttavia, sono convinto che siamo ormai prossimi a un’inversione di tendenza. La generazione di abitanti originari sta lasciando gradualmente il posto alle nuove generazioni. E i “nuovi crespesi” sono sempre più spesso giovani coppie o famiglie venute da fuori: essi scelgono il villaggio come loro residenza perché fortemente attratti dalle sue caratteristiche storico-culturali, e per questo non si fanno intimorire dalla mancanza di servizi; anzi, sono desiderosi di favorire un processo di sviluppo. Nei prossimi anni vedremo i primi risultati di queste tendenze, ma è certo che Crespi deve rimanere “vivo” e tutti gli abitanti – di concerto con le istituzioni – devono trovare le modalità per mantenere nel villaggio il senso di comunità. Una delle sfide del futuro sarà proprio quella di creare iniziative sociali e culturali all’altezza del valore del sito e del suo paesaggio”.

Il “distacco” degli anni ‘70
Nel concreto, quali effetti ha avuto su Crespi d’Adda il riconoscimento dell’Unesco? Ha portato vantaggi, o solo vincoli di tutela? “Prima di tutto – sottolinea Pedroncelli – occorre precisare che il riconoscimento dell’Unesco altro non è che una dichiarazione del valore di un sito a livello mondiale, una sorta di marchio di qualità planetario. L’Unesco, diversamente da quanto immaginano molte persone, non assegna risorse finanziarie. A volte contribuisce ma lo fa nei contesti in via si sviluppo o in ritardo economico. Fatta questa premessa, occorre ammettere che, in generale, nei residenti si avverte un certo dispiacere, sintetizzato nella frase che ricorre spesso nelle conversazioni: “L’Unesco non ha portato niente”. In particolare, la metà degli abitanti ritiene che nell’ultimo decennio la qualità della vita sia peggiorata, principalmente per cause legate alla non disponibilità di negozi, servizi e spazi aggregativi. La causa di questo stato di cose ha radici lontane: quando, negli anni ’70 del ‘900, il villaggio operaio fu distaccato dalla proprietà e dalla gestione della fabbrica, non si pensò ad alcuna forma di amministrazione autonoma, neppure parziale. L’intero onere di amministrare un sito così straordinario fu accollato al “comune confinante”, ovvero Capriate San Gervasio, e il villaggio, ideato e strutturato in maniera del tutto differente da tutti i paesi del circondario, iniziò una nuova vita, orfano della tutela paternalistica ed efficientissima della proprietà industriale. Questa nuova dimensione pubblica e “burocratica” ha costretto, e tuttora costringe, un sito appunto “fuori dall’ordinario” come Crespi, ad essere amministrato con i medesimi criteri dei paesi ordinari. Molte delle difficoltà che vive Crespi oggi hanno origine proprio dal “distacco” di allora: il quadro complessivo è infatti via via peggiorato nel corso degli ultimi decenni (chiusura delle scuole, costruzione di box, degrado e abbandono di castello…), anche per via del lento iter di redazione del piano di conservazione, ultimato solo nel 2004”.

Ottimismo per il futuro
Il periodo più difficile per Crespi d’Adda sembra ormai essere alle spalle, grazie in particolare a due fattori, che stanno già annunciando una prospettiva di miglioramento. “Prima di tutto – spiega Pedroncelli - vi è oggi una maggiore attenzione alla salvaguardia dei caratteri storici dell’insediamento. Se, ad esempio, negli anni ‘80 fu autorizzata la costruzione di orribili rimesse, oggi questo tipo di intervento sarebbe impensabile. Anzi, l’attuale amministrazione ha investito molto nell’arredo urbano e si sta studiando una soluzione ad hoc per sostituire le baracche presenti. Ancora, se nei decenni trascorsi molte tombe “sono andate distrutte per pedissequa e infelice applicazione di opinabili regolamenti cimiteriali comunali”, oggi gli amministratori hanno fatto restaurare una preziosa tomba storica, la cui lapide si era distaccata e spezzata. Il secondo fattore è legato alla sensibilizzazione sul valore del Villaggio, operazione in grado di attirare i giusti riflettori e convogliare attenzione, competenze e investimenti: un luogo di così grande valore storico, architettonico, sociale e ambientale come Crespi è in grado di interessare sia il grande pubblico di estimatori e appassionati che le istituzioni d’ogni grado, nel loro complesso pronti a intervenire in difesa della sua bellezza. Questo hanno iniziato a fare le associazioni di Crespi, riunite in un comitato, sollecitando tra l’altro un tavolo di lavoro formato da Provincia, Regione, Soprintendenza e Ministero, con il compito di affiancare il comune nella gestione di Crespi”.

Dopo le fabbriche?
Nel dicembre 2003 la storica industria tessile di Crespi cessò la propria attività, ponendo fine a un’epoca. Per il futuro, l’amministrazione comunale sta puntando fortemente su una "produzione culturale", attraverso il possibile insediamento di poli scolastici di livello universitario, poli tecnologici e di ricerca. “Nel futuro di Crespi – conferma Pedroncelli - vedo uno sviluppo legato al turismo culturale, accompagnato da un gruppo di esperti in grado di seguire tale sviluppo in un’ottica di lungo periodo. Penso quindi a una maggiore autonomia amministrativa, capace di liberare le risorse e il desiderio della popolazione locale di migliorare il proprio ambiente di vita e di affrontare la sfida per costruire, in un sito patrimonio dell’umanità e non solo degli abitanti, un efficace sistema di turismo sostenibile. E’ fondamentale notare che al momento le attività turistico-culturali sono quasi interamente soddisfatte proprio dagli abitanti giovani del villaggio, che in forma organizzata stanno costruendo, giorno per giorno, un meccanismo imprenditoriale virtuoso, slegato dai contributi e dai condizionamenti delle istituzioni e della politica. Se si gestirà opportunamente questa domanda di turismo culturale, il futuro sarà più facile da affrontare. E nel futuro io vedo un luogo che ritrova il suo paesaggio perfetto, dove abita una comunità vivace socialmente e culturalmente. Un villaggio che sa tutelarsi e trovare, nei limiti e nei vincoli imposti dall’essere monumento storico, un’opportunità per ripensarsi e proiettarsi in avanti. Un luogo dove abitanti e turisti possano incontrarsi e confrontarsi serenamente. Un luogo all’altezza del suo valore e in grado di essere nuovamente all’avanguardia”.

Renzo Zonca